Note critiche

2013

Vittorio Santoianni:  Antonio Di Tommaso: un’antologia personale . Sculture 2011 – 2013, in  Antonio Di Tommaso: celebrazioni centodieci anni della nostra banca: un’antologia personale, sculture 2001 – 2013 [a cura di Pier Giorgio Di Giacomo]  Atessa, Caporale, 2013.

(Catalogo della Mostra tenuta a  Atessa nel 2013)

    ” … Fin dalla prima volta che sono entrato nello studio fiorentino di  Di Tommaso in via dei Pepi - il cui sviluppo longitudinale e il chiarore diffuso proveniente dal lucernario lo apparentano, con un singolare effetto museo,  a una sorta di galleria di sculture o gipsoteca -,  ho avuto la viva sensazione di trovarmi non alla presenza di sculture casualmente accostate,  ognuna a sé stante nel proprio splendido isolamento formale, ma ai membri di una famiglia impegnati tra di loro in un muto e incessante colloquio. Senza dubbio l’aria di famiglia delle opere deriva dalla stessa “paternità” artistica, ma a ben guardare essa è determinata soprattutto dalla cura estrema che l’autore ha prodigato nei loro confronti ….”. “Il rapporto quotidiano che Di Tommaso intesse con le sue sculture, oltre che con le mani, con gli occhi, avviene attraverso un caldo trasporto affettivo  (Man Ray, nel 1970 aveva intitolato Oggetti d’affezione una raccolta di fotografie delle sue opere), ben evidente nel momento speciale in cui le mostra agli ospiti e agli amici in visita allo studio, accarezzandole con lo stesso amore e orgoglio  che si prova per i propri figli”. ” … In virtù del rapporto forte, autentico, primordiale con la materia, della profonda sintonia con la natura di chi ne è stato profondamente immerso e conosce l’arte di interrogarla,  del suo altissimo senso etico del lavoro testimoniato dall’ impareggiabile perizia tecnica, Di Tommaso sa trarre dal grande corpo della scultura - come un fabbro dal ferro incandescente battuto sull’incudine -  schegge di bellezza e di verità”.

 

2011

Francesco Gurrieri: “L’astrattismo plastico di Antonio Di Tommaso”,  in  Il Nuovo Corriere,  Sabato 7 maggio 2011 

“ La plastica di Di Tommaso è caratterizzata da una forte motivazione geometrica: da implosioni e compenetrazioni di solidi che ricordano le difficili esercitazioni della proiettiva e della rappresentazione dei solidi. E’ del tutto evidente che questo virtuosismo plastico postuli metafore sul nostro tempo. I suoi poliedri, la vitalità delle sue forme, creano tensioni nell’inviluppo delle forme che altro non sono che le istanze di una società che non riesce più a dialogare. Così l’astrattismo plastico di Di Tommaso non è solo linguaggio deterministicamente lontano dalla consueta figuratività, ma scelta sofferente dalla proprio verso un’espansione vitale in sofferenza. Elvio Natali e Giuseppe Marchiori (solo per citare alcuni dei suoi critici

Hanno parlato di confidenza , di “virtualità espressiva della materia” – pietra, marmo, legno cemento – per attualizzarne la segreta disposizione a palpitare”, di “ferro e bronzo capaci di nuovi effetti luministici”. Ma c’è da dire dell’altro per la scultura del Di Tommaso.

Vittoria Corti, con lucida sintesi, ebbe a dire di “ampiezza epica lontana da ogni minuzia decorativa”. Vorrei aggiungere, ad allontanare l’idea che  Antonio Di Tommaso possa esprimere un soliloquio, quanto egli abbia inteso la lezione intensa di Mastroianni e di Consagra, proiettili traccianti della scultura  italiana. Ma in quell’aggettivazione di “epica” c’è anche, intrinseca, la misura monumentale urbana della sua scultura. Voglio dire che anche i suoi bozzetti, fotografati sullo sfondo della cupola e del profilo dei tetti del centro fiorentino, hanno la stessa valenza dimensionale di quelle già allocate nel reale spazio urbano”.

 

1998   

Tommaso Paloscia: “Il rapporto fra spazio e ambiente nella scultura di Antonio Di  Tommaso”, in L’anima come teorema/ Antonio Di Tommaso, Firenze. AdiT, 1999, stampa 2000

 La scultura di Antonio Di Tommaso è intessuta su canovacci geometrici che ne consentono una lettura scorrevole, grazie alla limpidezza delle soluzioni formali attraverso cui si esprimono le sue creazioni plastiche. Vi traspaiono “capisaldi importanti per uno scultore che alla natura guarda ogni volta e da sempre” i principi sui quali Cèzanne aveva fondato le teorie che rivoluzionavano l’arte visiva  nell’epoca moderna”.  “ Dalla  creta al marmo, dal gesso alla ceramica, dal ferro al bronzo al legno…, Di Tommaso plasma, articola strutture, crea intersezioni semplici e ardite di piani; sfida la logica di quelle immagini prese a prestito  dalla geometria caricandole di rinnovate tensioni; le utilizza disinvoltamente in un gioco spaziale , quasi un sortilegio,  interamente dominato  dalla sua creatività che sa appunto di magia. E in tutto questo riesce a non ledere la proprietà di quegli spazi, che invade, ritaglia, occupa, manovra con la precisione di un architetto  alchimista, capace di provocare col proprio immaginario una delle più difficili condizioni che la scultura moderna richiede: l’essenzialità della forma nel totale raccordo con l’ambiente inteso come complesso storico-culturale, oltre che ecologico, senza usargli violenza per asservirlo al proprio disegno”. […]. Di Tommaso ha lavorato duro e seriamente per inserirsi nel novero delle grandi rivelazioni degli ultimi anni guadagnandosi un spazio preciso nella storia della nostra arte contemporanea”.

 

1993 

Marco Fagioli: “Antonio Di Tommaso sculture dal 1964 al 1992”, in VARIA Trimestrale di arte letteratura e cultura varia, anno 2° n. 5 – marzo 1993

 “Di Tommaso ha iniziato giovanissimo a lavorare come scultore, apprendendo quella professionalità manuale ed artigiana che molto dei contemporanei, avvezzi più a progettare  che ad eseguire , ignorano. Insisto dall’inizio sul concetto di mestiere perché in Di Tommaso questo occupa un posto preminente; egli infatti lavora intorno alle sue sculture in rapporto quasi simbiotico con la materia trattata, rapporto che solo gli antichi artigiani-artefici avevano e che appare ormai perduto al mondo moderno, così avvezzo ad una separazione profonda tra ideazione ed esecuzione, tra progetto e tecnica. […]. Dopo l’avvio figurativo, la personalità dello scultore avvertì quindi le successive suggestioni espressioniste, informali ed alla fine astratte; ma tali suggestioni non sono mai state assorbite superficialmente alla stregua di citazioni, come per altri scultori della sua generazione, quanto verificate all’interno del proprio patrimonio visivo originario. Per altri versi l’approccio alla scultura di Di Tommaso potrebbe avvenire al di fuori di ogni mediazione culturale e storica, germinando invece sul terreno della pura operatività plastica osservando le superfici bronzee ora levigate quasi fino all’ossessione, ora mosse in viluppi curviformi seguendo valenze naturali e a volte spiccatamente sensuali. Un Di Tommaso quindi ancora incline non tanto a ricordi del vero quanto a memorie della natura; […]. Un misto inscindibile di desiderata astrazione formale e vaga memoria della natura; vaga non perché incerta o indistinta, ma perché sognata, vista attraverso gli occhi ingenui  di una infantile memoria: memoria della donna e memoria del paesaggio, memoria del sasso e dell’albero. Ogni forma assume nel suo mondo la stessa importanza, perdendo tuttavia il previlegio che la classificazione ideologica, ossessiva nella vita, a ciascun genere sembra assegnare”.

 

1991   

Marcello Venturoli: L’anima come teorema ovvero la scultura  di Antonio Di Tommaso/ Testo di  Marcello Venturoli. Foto di Mario Geniola. Scandicci/Firenze, Centro Arti Visive Modigliani, 23 maggio-8 giugno 1991

 “… come l’artista si presenta, di opera in opera, padrone dei suoi mezzi, con una “tecnica” di raro mestiere, tanto da farlo ascrivere a un tipo di scultore “’classico” nel gusto astratto, è anche consapevole della materia adoperata, sia bronzo che ferro, o pietra artificiale, o marmo di Carrara, […]. Entrambe vertebrate nella medesima spirale ascensionale sono “Esplosione naturale” e “Crescita”, due lavori del 1990 […]. Mentre queste forme delle forme che trovano una unità in quella sorta di torsione e di “crescita” appunto, via via quasi avvitandosi nell’aria, paiano bloccate nell’attimo fuggente, presentano tuttavia, a cominciare dalla base piramidale, come per un momento, una stabilità da icona tridimensionata, costituiscono a parer mio, un punto d’arrivo nell’officina di Antonio Di Tommaso.

Ma l’artista non è solo questo risultato felice, è quasi un trentennio di passione plastica condotta nella ricerca e festeggiata da una umanità per cui le opere dello scultore si riconoscono e si specchiano nelle  presenti”.

 

1986

Corrado Marsan: “La forma dell’informe“, in  Antonio Di Tommaso / foto di Mario Geniola ; testi di Elvio Natali e Corrado Marsan
Ortona : Progetti farnesiani, 1987.

   Lucidissima metafora del reale immaginario, cava di sortilegi, duttile modulo espressivo secondo uno schema prefigurato di ordini e relazioni, demonìa di incastri e rammendi, tutta tesa sull’arco di quella che potremmo definire una febbrile e quasi furiosa passione dell’intelletto, dotata non solo di una straordinaria carica eversiva nei confronti della iconologia tradizionale ma altresì rigorosamente innovativa (e convinta assertrice di una collocazione “altra”, anche esterna ed occasionale, dell’evento plastico e dei suoi referenti), la scultura allusiva e polimorfica di Antonio Di Tommaso si rivela, in primis per quanto concerne il complesso rapporto dialettico tra spazio in cui agisce e spazio dentro il quale si trova alle prese con incalzanti oggetti da riconoscere con variegati filtri da decifrare, come uno degli esiti più emblematici e persuasivi della giovane scultura di punta italiana contemporanea”.

 

1980   

Giuseppe Marchiori: “Il mondo plastico dello scultore abruzzese Antonio Di Tommaso”.  (Venezia, febbraio 1980)

(Catalogo della Mostra, Sassoferrato, Palazzo Oliva, 11 luglio -22 Agosto 1982)  

“Le sculture del Di Tommaso s’impongono così nella misura di un accordo di piani, articolati abilmente, in prospettive esatte, come elementi principali di un mondo poliedrico, di mirabili strutture. E di precise dimensioni. E’ quindi giusto parlare di una avventura spaziale, composta e tradotta in termini di rara precisione, in un gioco continuo di triangoli inseriti con arte sottile, tanto nelle “forze concentriche”, quanto nella “tensione spaziale”. […] La vitalità delle forme determina, come sempre nel ritmo o  nella tensione, ai limiti di una ricerca, che rivela, nello scultore, una volontà decisa e fortemente attiva”.

“Non è in questo caso, accolta l’idea di un virtuosissimo plastico. La ricerca si svolge verso una ben diversa tematica, che tuttavia potrebbe identificarsi con gli elementi di una plastica legata alla storia della scultura moderna, nei molteplici aspetti di un moto ideale. C’è nell’arte di Di Tommaso, l’influsso di una logica caratteristica, rivelata dalla continuità di una tensione razionale”.